Backyard a Kirchschlag bei Linz
"Teniamo un bilancio e segnamo le perdite"[Fernando Pessoa]
È la prima volta che vengo a Kirchschlag per la Backyard, la ragione è che per cinque anni filati, l'ultima settimana di Agosto sono sempre stato in Svizzera al via dello Swiss Peaks. Quest'anno è diverso, le mie gare sono diverse e la condizione anche.
Arrivo alla partenza e con due tendoni allestiti apposta per gli atleti non riesco a trovare posto. Probabilmente è impossibile farci entrare 292 partenti, ma vorrei chiedere a chi si porta dietro tutta la famiglia al supporto, un lettino, un tavolo, diverse sedie e provviste per un esercito quante settimane vorrà stare in gara. Sono pensieri che mi divertono, anche perché la giornata è bella e mi posso tranquillamente piazzare fuori dalla tenda. Dopo un po' alcuni corridori mi imitano e formiamo una piccola comunità di sfollati fuori dal tendone.
Sesta Backyard stagionale e per la sesta volta sono al via. Non chiedo nulla se non quello di passare una bella giornata e di divertirmi. Il percorso nel bosco di pini mi diventa subito amico e il dislivello di 150 metri a giro non mi preoccupa. Trovo subito il mio ritmo intorno ai 52 minuti a giro e, a grandi linee, mi sembra che possa andare avanti così per le prossime ore.
I giri salgono di numero e il gruppo si restringe. Il mio vicino di sedia ha appena messo via le scarpe. Gli chiedo cosa sta facendo, che ha un aspetto che non sembra neanche che abbia cominciato la corsa. Mi risponde che non ne può più e per lui la gara finisce qui al giro numero otto. Poi aggiunge che con il mio sorriso sul volto probabilmente ne farò altri dieci. Vediamo gli rispondo, ma dentro di me spero che si sbagli per difetto. È questo il destino di chi come me è sempre in fondo al gruppo. Nessuno scommetterebbe un centesimo. Come quel tizio, che con una birra in mano, vista la mia ultima posizione in fondo al gruppo non trova altro che dirmi "Vai che vinci". Tra di me penso, sorridendo, stai attento che se continui a provocarmi così, poi va a finire che alla fine vinco davvero. Non glielo dico anche perché so che è quasi impossibile e di giri, poi, ne mancano ancora troppi.
Arriva la notte così come la prima caduta dopo la mia lussazione alla spalla. È più la paura che il dolore, ma sembra tutto a posto. Ora, al chiaro di luna, comincio una serie di giri che porto a termine con una facilità incredibile. Sento sempre parlare di forza mentale, ma qual è la mente impiegata quando le gambe vanno da sole?
Il giro diciotto è quello che mi fa tornare alla realtà. Alla prima rampa mi pianto di brutto e non riesco più a continuare. Ma non riesco a tornare indietro, continuerò e se sarò così lento farò un over time al traguardo. Dopo la metà, però, ritrovo il ritmo e arrivo al traguardo senza problemi. I giri successivi, invece, continuano ad essere problematici.
Il giro 21 è quello dell'alba ed è il giro in cui decido di terminare la mia gara. Lo faccio per pura svogliatezza. Per migliorare la mia posizione dovrei andare almeno fino al giro 25 e sovraccaricare lo stomaco. Fino al giro 20 non sono mai stato solo, mentre nel 21 è come se girassi in allenamento e gli altri 13 corridori rimasti in gara li vedo solo per qualche secondo alla partenza. Arrivo nel tendone nel quale all'inizio non avevo trovato spazio. Ora sono il suo unico occupante e fa un certo effetto. Gli altri corridori sono tutti nell'altra tenda quella dei migliori. Mi chiedono se mi serve qualcosa. Rispondo che la mia gara, con la notte, finisce qui. Ma come, sto andando bene, ora arriva il sole perché mollare mi dicono. Nessun dubbio e come avrebbe detto il giudice Santi Licheri così è deciso, la mia gara finisce qui.
Che dire, 21 giri è la mia migliore prestazione stagionale. 140 km, 3000 metri di dislivello positivo. In 13 hanno fatto meglio e 278 peggio. Eppure la citazione iniziale mi ricorda che nel bilancio segnamo le perdite. Questa è una di quelle.
La classifica finale si trova qui.