Vienna maratona
"...so the half marathon time reflects base speed, not marathon readiness"[DeepSeek]
Sono con la testa sotto un rubinetto a raffreddarmi la testa, forse per schiarirmi le idee. L'autoambulanza continua a fare la spola per soccorrere corridori incauti che hanno osato un po' troppo, forse per far vedere che sono mentalmente pronti a tutto, anche ad un collasso. Per quanto mi riguarda, oggi fa caldo, l'aria è piena di pollini, le gambe non vogliono più andare e il sole mi picchia in testa. Meglio scalare due marce ed arrivare in fondo senza problemi accompagnato da un'incredibile folla festante.
Come sempre, quando arrivo alla maratona dopo una serie di mezze maratone finite sempre meglio (1h:44, 1h:36, 1h:36) le mie aspettative sono molto alte. Ma la mezza, come da citazione sopra, non è la maratona e quindi, visto anche la giornata non è proprio dal meteo favorevole come invece è stato negli ultimi anni, mi devo prepare ad una gara che alla fine diventerà molto dura.
Parto in fondo al mio gruppo per stare calmo all'inizio. Per provare dei marciapiedi e dei zig zag è quello che poi accade. Non è come avevo previsto, ma sto bene e non è come quell'anno che inciampai su un marciapiede per dare una bella grattata di ginocchia. La scelta del gruppo dove partire? Sempre quella dove si corre con un ritmo diverso a quello degli altri. Siamo o no a Vienna?
Mi guardo attorno e vedo persone ovunque. Corridori, fans, persone che passano per caso. Trovo gente perfino nei cantieri che in numero spropositato appaiono come funghi in questa città, che pur guardando sempre indietro, fa dei gran passi avanti. Il bus vuoto col Dj è pronto per accogliere i fans, ma anche qualcuno che non se la sente di arrivare al traguardo con le proprie gambe. La festa proprio non manca.
Passo al check della mezza e sorprendentemente non ho la minima idea di finire la giornata dopo 21km, anziché 42. Nel passato non è stato sempre così, ma non sono mai caduto in tentazione di finire dopo la prima metà, anche se qualche volta è stata dura. Ma una volta passato il bivio non resta che tirare dritti fino al traguardo, bus con la discoteca dentro permettendo. L'orologio dice che per i primi 21 chilometri ho impiegato 1h:46'. Avanti così.
Molti tra gli spettatori mostrano dei cartelli, alcuni invitano alla terapia, altri che abbiamo pagato per questo. Una ragazza scrive che apprezza uomini con la "Stamina". Sorrido e penso a cosa avrei scritto se fossi stato dalla parte degli spettatori, probabilmente un "cerco pettorale" o un più classico "andate a lavorare!".
Entro nel parco del Prater dove mi aspetta il mio ristoro personale. Però tutti questi piumini che volano mi fanno presagire ad un non so che. È come in quei momenti che vedi che sta andando tutto bene e non vedi come possa andare male e invece sai che peggiorerà tutto. Per questo hanno inventato la maratona. Perlomeno davanti all'ingresso del Prater non ci sono tre fiere.
Non riesco più a tenere il ritmo. Respiro male e le gambe sembrano avere del piombo nella muscolatura. Resisto, provo un gel ma la situazione non migliora, anzi il sole che picchia non è di buon auspicio. Meglio mettere la testa per un po' sotto l'acqua fredda per rinfrescarmi le idee.
Da bravo corridore da Best Age, credo sia meglio, dopo tre anni di tempi finali sempre migliori, tornare a far segnare dei tempi un po' più lenti, non di tanto, ma quel giusto che al prossimo anno un tempo sotto le 3h40 lo consideri un grande miglioramento.
Termino così gli ultimi chilometri della maratona ad un ritmo da Wien Rundumadum, però veramente entusiasta dell'incitamento del pubblico. Mai vista così tanta gente a fare il tifo. 3h:41' il mio tempo finale, 1h:54' la seconda metà di gara. Pur con 8 minuti in più rispetto alla prima metà, la prestazione della mia seconda parte è di cento posizioni migliore rispetto alla prima. Evidentemente non sono stato l'unico a peggiorare nella seconda parte.
Dopo ogni maratona di Vienna porto sempre a casa qualcosa, se non altro la medaglia. Guardo il vano dove ripongo tutti i miei cimeli di corse e noto, con piacere, che di spazio c'è né ancora.


